Chiara Del Corona

Chiara Del Corona

Nata a Firenze nel 1988, sono una studentessa iscritta alla magistrale del corso di studi in scienze filosofiche. Mi sono sempre interessata ai temi della politica, ma inizialmente da semplice “spettatrice” (se escludiamo manifestazioni o partecipazioni a social forum), ma da quest’anno ho deciso, entrando a far parte dei GC, di dare un apporto più concreto a idee e battaglie che ritengo urgenti e importanti.

Comunicazione in rete, riflessioni a piede libero – parte II

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Quello che, secondo chi scrive, sembra accadere tendenzialmente sul web non è un dibattito virtuoso in cui vengono esposti, spiegati, confrontati in maniera civile, due o più punti di vista contrapposti, ma è una gara a chi urla più forte contro il capro espiatorio di turno.

 

Nell’ambito della manifestazione “Firenze Libro aperto 2018”, festival dell’editoria che si è svolto da venerdì 28 settembre a domenica 30 settembre presso gli spazi della Fortezza da Basso e che ha visto la presenza di illustri ospiti come Stefano Benni, Nanni Moretti, Marco Vichi, Fabrizio Gifuni, Daniele Vicari, Roberto Vecchioni e molti altri ancora, ho avuto l’occasione di assistere alla presentazione di due volumi, “Social linguistica” della sociolinguista e ricercatrice presso l’Accademia della Crusca Vera Gheno e “Disputa Felice”, del filosofo Bruno Mastroianni, entrambi editi dalla Franco Cesati Editori. Questo pezzo prende spunto, ma senza riportare nel dettaglio da questa presentazione per allargarsi a una più ampia e probabilmente troppo vaga e generica, riflessione sul nostro modo di comunicare, in particolare sulla rete.

[N.d.A.: articolo scritto il 24/08/2018, quindi non può tenere conto dei successivi sviluppi che riguardano la vicenda della nave Diciotti.]

La vicenda della nave Diciotti – nave italiana della Guardia Costiera – abbandonata in mare con a bordo, inizialmente, 190 vite umane è l’ennesimo, abominevole atto, di un esecutivo che tiene in ostaggio, o comunque condanna a un limbo liquido degli esseri umani pur di ricevere ogni giorno nuovi like sui social network e qualche punto di percentuale in più nei sondaggi.

La sconfitta culturale della sinistra nelle reazioni alla foto di Josefa

La foto di Josefa, la donna camerunense salvata il 17 giugno dalla Ong spagnola Open Arms dopo 48 ore passate in acqua, ha fatto il giro della stampa cartacea e dei social network, ma anziché impressionare o suscitare un moto di indignazione e di compassione, ha scatenato molti commenti complottistici e sospetti sulla veridicità di ciò che veniva rappresentato.

In nome del decoro, nelle città neo-liberali (II)

[Continua da qui]

Mendicanti, venditori ambulanti, clochard, rom e sinti, migranti, bancarelle abusive, “tossici”, centri sociali, murales e graffiti, manifesti abusivi… sono queste le vittime contro cui si scagliano i poteri istituzionali, l’ideologia del decoro e del bello, della purificazione che maschera il suo intento politico di “eliminazione” dell’alterità non conforme e non normata, dell’alterità inutile, che non produce né spende.

In nome del decoro, nelle città neo-liberali (I)

Lunedì 9 luglio, nell’ambito della festa Settembre Rosso al parco di Serravalle a Empoli, si è tenuto un dibattito di alto livello, dal titolo “Dentro le città neoliberiste: la politica degli spazi urbani”, su una questione di imprescindibile importanza, ovvero quella del territorio, dello spazio urbano e di come questo sia cambiato e stia ulteriormente cambiando in nome di politiche e logiche sempre più improntate alla mercificazione, la “turistificazione” delle aree e all’aziendalizzazione.

Del caso Aquarius e di riflessioni scombinate connesse

So che è stato detto e scritto tutto con voci molto più autorevoli e preparate delle mie rispetto alla vicenda dell’Aquarius, e che è augurabile che tanto si continui a dire e a scrivere a proposito di questo fatto, ma quel che è accaduto non può lasciarmi inerte, anche a costo di scrivere delle immense banalità o a fare dei ridondanti e altisonanti discorsi retorici. Il rifiuto da parte del ministro degli interni e del ministro delle infrastrutture Toninelli insieme al placido/ tacito silenzio assenso del presidente del Consiglio Conte, di far attraccare la nave di soccorso Aquarius con a bordo 629 persone, tra donne, uomini e bambini, è di una gravità allucinante.

Simone Weil, pensiero a dismisura: una presentazione (parte 2)

La prima parte cliccando qui.

Forse proprio perché sconfinato, proprio perché così teso verso l’infinito, questo pensiero allo stesso modo in cui non riusciva in qualche modo a toccare il limite o a confrontarsi veramente con esso, non voleva e non poteva trovare e raggiungere qualcosa di definitivo. Per questo la sua ritrosia a lasciarsi abbandonare fino in fondo. Oltretutto avvertiva come totalmente superfluo e piuttosto insignificante il proprio abbandono a Dio: «C’è realmente gioia perfetta ed infinita in Dio. La mia partecipazione non può aggiungervi nulla, la mia non-partecipazione nulla toglie alla realtà di questa gioia infinita e perfetta. Se è così, che importanza può avere che io vi debba aver parte o no? Nessuna»[1].

Simone Weil, pensiero a dismisura: una presentazione (parte 1)

Mercoledì 30 maggio presso l’Istituto Francese di Firenze, Cristina Giachi, docente di istituzioni di diritto romano e storia del pensiero giuridico antico all’Università degli Studi di Firenze e dal 2014 Vicesindaca del comune della stessa città con delega all’educazione, università e ricerca, ha presentato il libro, edito da Clichy, di cui è curatrice: Simone Weil, pensiero a dismisura.

Sono proprio un pensiero e una personalità smisurati quelli che emergono dalle pagine del libro, una raccolta di passi scelti con grande cura e attenzione tratti dalle opere della filosofa novecentesca, preceduta da un’intensa e appassionata introduzione, in cui i percorsi di vita e di pensiero della curatrice si intrecciano e si annodano alla ricerca, al pensiero, alla passione e alla smisurata personalità di una delle più grandi e proficue menti del secolo breve. Altre volte invece questi fii che tessono esperienza di vita e ingegno creativo e speculativo si scontrano e si urtano, in una impossibile lotta, in una sfida fuori dal tempo e dallo spazio tra due intimità, due destini lontani e al contempo vicinissimi. Giachi legge e vive Simone Weil in maniera viscerale, trovando punti di forte contatto, se non di quasi immedesimazione e al contempo punti di scontro, di conflitto. Tanto che nell’introduzione la professoressa di diritto romano parlando del suo incontro con la filosofa francese parla proprio di “folgorazione e tormento”: «fu un incontro intellettuale come non ne accadono molti: una folgorazione e allo stesso tempo l’inizio di un tormento. È la storia delle passioni grandi: folgorazione e tormento, ispirazione e capacità di scoprire la nuda verità dei pensieri, smascheramento, disvelamento degli alibi»[1]

L’aggressione e l’azione minatoria perpetrate (che sono state filmate e poi postate su Youtube) ai danni di un professore di italiano e storia da parte di un gruppo di ragazzi dell’Itc F. Carrara di Lucca ha riaperto un acceso dibattito all’interno dell’istituzione scolastica e non solo. Più che il ruolo della formazione didattica, a risultare centrale nella discussione è il macroscopico tema dell’educazione tout court, preso in esame tenendo conto del delicato quanto fondamentale equilibrio tra l’istituzione-scuola e l’humus familiare e sociale in cui cresce lo studente. Sempre più frequentemente il dualismo tra queste due realtà si concretizza in un incontro/scontro che si focalizza quasi esclusivamente sui risultati di breve periodo – voti, insufficienze, richiami, note etc. – mostrandosi spesso incapace di sviluppare uno sguardo più lungimirante verso l’aspetto formativo ed educativo nella sua globalità che dovrebbe essere il fine ultimo e principale dell’insegnamento e allo stesso tempo della crescita intellettuale e morale dei ragazzi.

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