Arti

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Le arti in senso parziale e arbitrario: principalmente teatro (prosa e lirica), mostre e fotografia, senza rifiutare anche riflessioni più generali.

Immagine liberamente tratta da pixabay.com

Mercoledì, 30 Maggio 2018 07:00

Lucia di Lammermoor al Carlo Felice di Genova

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Chiude con Lucia di Lammermoor (in replica fino al 5 giugno) la stagione lirica del Teatro Carlo Felice di Genova. Opera di Gaetano Donizetti su libretto di Cammarrano (che per il maestro bergamasco scriverà qualche anno più tardi il Roberto Devereux) che si ispirò nel soggetto al romanzo The Bride of Lammermoor del fondatore del romanzo storico Walter Scott.
Novità di questa produzione lo spostamento di ambientazione operato dal regista Lorenzo Mariani con un passaggio dalla Scozia dell’Età Moderna al periodo tra le due guerre mondiali (una innovazione tutto sommato marginale ma che sicuramente farà arricciare il naso ai più puristi).
Opera dalla genesi complessa per via di alcune controversie finanziarie (la “fame” del teatro è antica quanto il teatro stesso), la storia messa in scena è un conflitto al cubo: tra due uomini che si contendono la volontà di una donna ma anche tra due Casati che si scontrano in quella Glorious Revolution che vide contrapposti i sostenitori degli Stuart agli orangisti. Un classico, dunque, dell’amore reso impossibile dalle opposte fazioni cui appartengono gli amanti ma restituito da Donizetti in forma nuova. Una cupa tonalità gotica (siamo nell’ambito del recupero e della trasposizione mistica del passato operato dai romantici) avvolge i personaggi e la loro storia.

Di arte, politica e cantieri navali: alcune considerazioni a seguito di The Last Ship

La convergenza tra arte e politica è da sempre un tema allo stesso tempo importante e rischioso. In diversi momenti storici, l'introduzione di temi politici in opere d'arte – siano esse visive, performative, o letterarie – è stata vista come un valore aggiunto o perfino una nobile missione, ma anche come un elemento controverso e, talvolta, passibile di censura.

Giovedì, 03 Maggio 2018 07:00

La Traviata al Carlo Felice di Genova

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Ritorna anche questa stagione al Carlo Felice di Genova la regina di tutte le rappresentazioni liriche: La Traviata (repliche fino al 6 maggio). Frutto del genio di Giuseppe Verdi risale al 1853 (al Teatro La Fenice di Venezia) la sua prima rappresentazione. Il libretto, classico nel linguaggio ma rivoluzionario nella storia, è senza dubbio il lavoro più riuscito di Francesco Maria Piave che si ispirò per il soggetto alla Signora delle Camelie di Alexandre Dumas figlio. Negli eventi è però impossibile non scorgere un riferimento alla vita privata dello stesso Verdi, impegnato all’epoca in una relazione riservata e scandalosa con la soprano Giuseppina Strepponi che culminerà con le nozze e che accompagnerà il maestro di Busseto fino alla morte di lei nel 1897.

La rappresentazione si apre con il preludio eseguito, come lo scorso anno, a sipario aperto e con Germont padre e Violetta semplici mimi dell’ultima, drammatica, scena. Introdotto da questa innovazione di regia il pubblico è presto proiettato su un salotto parigino: quello di Violetta (Lana Kos, Soprano). Violetta è una cocotte (oggi diremmo una “escort”) che si dimostrerà però capace di dare quella lezione di moralità che ancora oggi celebriamo. Violetta, la “puttana” Violetta, in grado di sacrificarsi con una purezza d’animo sconosciuta alla folla che le sta intorno.

Ancora su sessismo e censura: di rappresentazioni e interpretazioni 

Verrebbe sempre voglia di sperare, magari in maniera un po' ingenua, che dopo tutte le discussioni e tutti i dibattimenti che in questi ultimi anni ci sono stati intorno a quali contenuti siano o meno appropriati o accettabili nell'arte, si sia giunti alla conclusione che la censura, anche quando operata con le migliori delle intenzioni, sia in ambito artistico sempre una cattiva idea. L'arte, verrebbe voglia di sperare, deve essere – dovrebbe essere – libera da tutti i vincoli che può essere legittimo imporre in altri ambiti, come il dibattito politico o il giornalismo; non dovrebbe esserci comportamento o aspetto dell'animo umano, per quanto controverso o aberrante, che le sia impedito di esplorare.

Giovedì, 22 Marzo 2018 07:00

La Rondine al Carlo Felice di Genova

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Dopo le scelte di bilancio dello scorso anno che portarono alla sua rimozione dal cartellone ritorna finalmente quest'anno La Rondine di Puccini (libretto di Giuseppe Adami che con il maestro toscano lavorerà poi alla Turandot) con repliche fino al 25 marzo. Opera non rappresentata a Genova dal 1917, cioè quasi nell'immediatezza della sua scrittura (è stata infatti completata nel 1916), non è certamente tra le più note di Puccini ma merita di essere vista per il linguaggio nuovo di cui è portatrice, tanto da un punto di vista compositivo quanto per lo spazio concesso alla recitazione (quasi del tutto assenti infatti i momenti chiusi).
Spesso associata alla Traviata ha in effetti qualcosa in comune con l'opera verdiana. Anche in questo caso infatti vi è un amore consumato e poi finito ma... non ci sono i morti! Siamo già infatti nell'Europa del liberty, un'Europa nella quale i valori forti si spostano dal piano privato per approdare in quello pubblico.

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