Mercoledì, 07 Novembre 2018 00:00

Proletkult: l’ultimo Wu Ming letto da un “sedicente” comunista

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Quella che segue non è una recensione. Purtroppo le condizioni materiali impediscono di trovare il tempo necessario per poter scrivere del rapporto tra i romanzi di Wu Ming e la storia, o anche solo per analizzare la realtà richiamata dall’ultima opera proposta al pubblico dal collettivo, Proletkult. Sono solo alcune considerazioni sparse, opinioni di un sedicente comunista, aggrappato alla speranza di avere un’identità politica aperta e alla ricerca di un contesto in cui quest’ultima possa recuperare un senso riconosciuto.

Marx costituisce un problema irrisolto per chiunque si richiami al suo pensiero: abitualmente il 1917 rappresenta comunque una delle poche pagine del passato a cui simbolicamente si richiamano tutte le formazioni legate alla sinistra del Novecento. A un anno dal centenario, per Einaudi, esce un prodotto particolare, non travolgente, ma sicuramente da leggere.

Siamo nel 1927, Lenin è ormai morto e l’Unione Sovietica si prepara a festeggiare un difficile decennale. Aleksandr Bogdanov è tra quei protagonisti della rivoluzione usciti dal palcoscenico della storia ancora in vita. Dirige un istituto in cui si praticano trasfusioni di sangue, secondo teorie sperimentali di cura e di allungamento della vita. Del suo passato fanno parte anche delle storie di fantascienza (il romanzo Stella rossa esiste veramente ed è stato recentemente ripubblicato anche in italiano). Attorno al centro di cura si addensano nubi. Stalin si confronta con le opposizioni, ma la difficoltà comune è comprendere quanto si possa tollerare per difendere le conquiste dell’Ottobre.

A turbare la vita del principale protagonista del romanzo è Denni, una giovane ragazza proveniente da un pianeta lontano, Nacun, dove il socialismo è una conquista ormai consolidata. Le contraddizioni della realtà non sono però state superate neanche fuori dal sistema solare, nonostante la sconfitta del modello capitalista: rimane il problema del progresso a scapito dell’ambiente. Inoltre ci si interroga su come rapportarsi con la specie umana. Gli abitanti della Terra sono animali sacrificabili per il futuro della società nacuniana? La rivoluzione è avvenuta in Russia e un nuovo modello si è affermato? Le conquiste sono all’altezza delle sfide con cui si erano mosse speranze ed energie?

Wu Ming non risparmia critiche alla costruzione del socialismo reale, attingendo all’eterogeneità di quelle anime da cui nacque l’esperienza dei Soviet. Manca comunque la volontà di condannare, di giudicare. Non si è mai abbastanza preparati al potere.

«Abbiamo intrapreso una strada tortuosa e costellata di sbagli. Alcuni evitabili, altri no. Chi può dire se arriveremo un giorno alla società senza classi… Non c’è modo per scoprirlo, se non provare. Conoscere il mondo e cambiarlo sono la stessa cosa. Cambiare il mondo e cambiare noi stessi sono la stessa cosa. [...] Per quanto alto sia il prezzo da pagare, non sarà mai più alto di quello che l’umanità ha già pagato in secoli di schiavitù e sfruttamento».

La sinistra radicale ha talvolta licenziato il suo rapporto con il passato derubricando tutto agli orrori di Stalin. Come se si potesse davvero ridurre la storia a una singola persona. Wu Ming ha il merito di evitare tanto l’esaltazione quanto gli stereotipi del sentire comune odierno (imbevuto di anticomunismo). Appare sacrificata forse la generosità di un assalto al cielo che tante speranze ha dato a intere generazioni di rivoluzionari.

Nel XXI secolo sono molteplici (e spesso irrilevanti) gli uffici di rilascio patenti di comunismo. Il sedicente comunista autore di questo articolo si è sempre sentito legato alla sconfitta esperienza sovietica, anche per luogo di nascita. In questo senso non è un romanzo semplice, anche perché manca di un impianto narrativo teso ed epico, avendo un registro più riflessivo, con limitati richiami alla fantascienza.

Wu Ming è parte della sinistra occidentale (o almeno di quella italiana) del tempo presente. Proletkult rappresenta un modo di rapportarsi con l’esperienza sovietica. Riconoscendola come storia nostra, comune a chi comunque non sceglie di rimanere piegato al sistema di cose presenti, ma ha il coraggio di alzare la testa e organizzare la resistenza. Quando quest’ultima si fa governo, iniziano i problemi. Tanto che c’è chi è arrivato a ipotizzare di poter negare la stessa categoria di potere. Qui la fantascienza cede il passo alla filosofia, che a sua volta deve spesso ritirarsi di fronte alle necessità della realtà…

 

Immagine copertina edizioni Einaudi

Ultima modifica il Martedì, 06 Novembre 2018 19:01
Dmitrij Palagi

Nato nel 1988 in Unione Sovietica, subito prima della caduta del Muro. Iscritto a Rifondazione dal 2006, subito prima della sconfitta de "la Sinistra l'Arcobaleno". Laureato in filosofia, un dottorato in corso di Studi Storici, una collaborazione attiva con la storica rivista dei macchinisti "ancora IN MARCIA".

«Vivere in un mondo senza evasione possibile dove non restava che battersi per una evasione impossibile» (Victor Serge)

 

www.orsopalagi.it
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