Iniziamo questa Pillola con la politica estera. Lo scorso 25 ottobre, Takaichi ed il Presidente statunitense, Donald Trump, hanno avuto un colloquio telefonico. Secondo quanto diffuso pubblicamente, i due hanno scambiato soltanto convenevoli circa il rafforzamento delle relazioni bilaterali.
I due capi di governo si sono poi incontrati fisicamente, in Giappone, ed hanno vistato congiuntamente la portaerei statunitense George Washington presso la base di Yokosuka e qui Trump, ha speso parole di elogio circa l’alleanza tra le due nazioni.
Nel corso della visita, il massimo rappresentante statunitense ha dialogato, per circa trenta minuti, con l’Imperatore Naruhito ed incontrato i familiari di alcune persone rapite, tra gli anni ’70 ed ’80, da agenti nordcoreani.
Nel colloqui con Trump, la neopremier ha ribadito la necessità per il Sol Levante di rafforzare le capacità di deterrenza nonché l’importanza della pace e della stabilità (leggasi della non presenza della Repubblica Popolare Cinese) intorno allo Stretto di Taiwan e proposto la nomina di Trump al premio Nobel per la pace.
Oltre alle questioni strettamente militari, i due leader hanno discusso, e firmato alcuni memorandum in proposito, della cooperazione per il mantenimento di catene di approvvigionamento delle terre rare stabili e sicure.
Nell’ambito della visita di Donald Trump, riunioni si sono svolte anche tra i ministri degli Esteri dei due Paesi, Toshimitus Motegi e Marco Rubio (i due hanno affermato la necessità di una stretta cooperazione non soltanto bilaterale ma allargata ad RdC, Australia, India e Filippine) e tra la neoministra delle Finanze Satsuki Katayama ed il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent. La ministra ha affermato l’impegno del Giappone a conformarsi “con rapidità e sincerità” all’accordo commerciale siglato con gli Stati Uniti in luglio e che ha stabilito dazi unilaterali alle importazioni giapponesi negli USA ed investimenti nipponici in quel Paese per 490 miliardi di dollari.
“La relazione tra Giappone e Stati Uniti è la nostra relazione bilaterale più importante ed accolgo con favore il primo incontro faccia a faccia del Primo Ministro Takaichi con il nostro alleato, il Presidente Trump, e la sua prima visita in Giappone durante il suo secondo mandato. […] Il Primo Ministro Takaichi ha elogiato l’impegno del Presidente Trump per la pace, affermando che il Presidente Trump sa che il Primo Ministro rafforzerà significativamente le sue capacità di difesa e acquisterà ulteriori equipaggiamenti dagli Stati Uniti. È fondamentale che questo incontro abbia instaurato un rapporto personale di fiducia e ne esamineremo attentamente il contenuto prima di procedere con le deliberazioni della Dieta. […] Sono diverse le questioni che continuano a richiedere un dibattito tra Giappone e Stati Uniti, tra cui l’ingente volume di investimenti negli Stati Uniti. Chiedo al Primo Ministro di proseguire i suoi sforzi per approfondire il rapporto di fiducia con il Presidente Trump, proteggere l’indipendenza e gli interessi nazionali del Giappone e, come affermato nella sua dichiarazione politica, elevare le relazioni tra Giappone e Stati Uniti a livelli ancora più elevati, sviluppandole in un rapporto che possa contribuire alla pace e alla stabilità nella regione Asia-Pacifico e nel mondo nonché ad una maggiore prosperità nella regione” ha affermato, commentando la visita del Presidente statunitense, il numero uno del PCD, Yoshihiko Noda.
Di segno completamente diverso è stato il commento del Segretario del PCG, Akira Koike, che ha criticato l’impegno ad aumentare le spese militari: “questo di per sé è assolutamente inaccettabile, ma se le cose continuano così, potremmo essere disposti ad accettare la richiesta dell’amministrazione Trump di un ulteriore aumento della spesa militare ad oltre il 3,5% del prodotto interno lordo”.
Koike ha sottolineato che Trump ha accolto con favore il rafforzamento delle forze armate nipponiche e gli acquisti di armi nordamericane.
“Sebbene affermi che ciò (la spesa bellica ndr) rafforzerà la grande alleanza Giappone-Stati Uniti, seguire il presidente Trump, il quale non ha scrupoli a calpestare l’ordine internazionale basato sulla Carta delle Nazioni Unite e sul diritto internazionale, e proseguire con un’ulteriore espansione militare, pone gravi pericoli alla pace e alla stabilità del Giappone e dell’Asia orientale, nonché alla vita della popolazione ed all’economia giapponese. È assolutamente inaccettabile fare promesse al presidente Trump senza spiegare adeguatamente una questione così seria alla popolazione e senza discuterne in seno alla Dieta” ha aggiunto Koike.
L’esponente comunista ha poi messo in luce come gli investimenti promessi negli Stati Uniti da parte del Giappone saranno totalmente nelle mani della controparte senza che il Sol Levante possa decidere autonomamente di investire in progetti potenzialmente redditizi per la propria economia: “questo accordo iniquo dovrebbe essere annullato” ha sostenuto.
Dopo aver accolto Trump, Takaichi è partita per la Gyeongju (Corea del Sud) ove ha partecipato al summit Asia-Pacific Economic Cooperation. Ai margini dell’incontro, la premier ha incontrato il Presidente sudcoreano Lee Jae Myung.
“In un contesto di dinamiche internazionali e commerciali in rapida evoluzione, ritengo che la Corea del Sud ed il Giappone, Paesi prossimi e con molte somiglianze, debbano rafforzare più che mai la cooperazione orientata al futuro” ha affermato Lee nel primo incontro con la neopremier nipponica la quale, per parte sua, ha ribadito la necessità di una cooperazione trilaterale con gli Stati Uniti. I due leader hanno deciso di non trattare i temi legati alla storia e che ancora pesano nelle relazioni tra i due Paesi.
In ambito militare, mercoledì scorso, il neoministro della Difesa nipponico, Shinjiro Koizumi, ha incontrato, a Tokyo, l’omologo statunitense Peter Hegseth. Al netto delle parole di circostanza circa il rafforzamento della cooperazione bilaterale, il ministro nipponico ha preso le consegne dagli Stati Uniti circa il coinvolgimento che questi vogliono da parte del Giappone.
Koizumi si infatti impegnato a raggiungere, già in questo anno fiscale e con due anni di anticipo rispetto a quanto deciso dal precedente governo, a destinare almeno il 2% del PIL in spese militari.
Sempre in questo campo, martedì scorso, la fregata della Marina indiana Sahyadri ha visitato il porto di Nagasaki nell’ambito di una complessa cooperazione tra le due nazioni in funzione del contenimento della proiezione della Repubblica Popolare Cinese la quale, comunque, rimane un indispensabile socio commerciale e, nel caso dell’India, anche politico, delle due nazioni.
“il miglioramento della interoperabilità tra la Marina delle Forze di Autodifesa e la Marina Indiana è essenziale al fine di realizzare un’area indopacifica libera ed aperta” ha affermato il capitano Shingo Asari dando il benvenuto ai marinai indiani.
A Nagoya (Aichi) si è intanto conclusa, il 26 ottobre, la conferenza per la pace organizzata da movimenti antimilitaristi. Alla manifestazione di chiusura hanno partecipato 500 persone. Al centro della conferenza sono state l’opposizione all’alleanza militare USA-Giappone ed all’aumento delle spese militari.
Il giorno successivo, invece, una manifestazione di protesta si è tenuta a Susono (Shizuoka) contro le esercitazioni condotte nell’area dall’esercito statunitense con missili HIMARS.
Circa le violenze commesse dai militari statunitensi nell’Arcipelago, lo scorso 30 ottobre, le donne dell’associazione “Femibrige Okinawa”, realtà civica di donna okiwanesi che si battono contro le violenze sessuali compiute dai soldati a stelle e strisce, hanno incontrato, a Tokyo, diversi parlamentari e presentato richieste di intervento ai Ministeri di Esteri e Difesa. L’associazione ha raccolto 75.000 firme in calce ad una petizione che chiede pieni risarcimenti per le vittime, tempestiva segnalazione dei crimini, assistenza alle vittime ed una revisione dello Status of Forces Agreement, l’accordo che regola lo status giuridico dei soldati statunitensi stanziati nell’Arcipelago.
Nel dibattito politico sulle questioni militari, lo scorso martedì, il Segretario del Partito Comunista, ha criticato delle affermazioni di Yukio Edano, fondatore del Partito Costituzionale Democratico, secondo il quale, passati ormai dieci anni dalla loro approvazione, le norme in materia di sicurezza nazionale approvate dai conservatori non sarebbero più incostituzionali. Koike ha sottolineato come, all’epoca, oltre 200 costituzionalisti nonché un direttore dell’Ufficio Legislativo del governo ed un ex presidente della Corte Suprema, avevano valutato come incostituzionali i disegni di legge approvati nel 2015.
“L’attuazione e i dettagli della legislazione incostituzionale sulla sicurezza sono stati portati avanti uno dopo l’altro. L’esempio più evidente sono i tre documenti sulla sicurezza che richiedono il possesso di capacità di attacco alle basi nemiche e la massiccia espansione militare che ne consegue. Solo perché il diritto all’autodifesa collettiva non è mai stato effettivamente esercitato in 10 anni (cioè da quando, nel 2014, venne introdotto ndr), è impossibile che l’interpretazione della legislazione sulla sicurezza passi da incostituzionale a costituzionale. Essa deve essere abolita immediatamente” ha affermato Koike per il quale “le origini del Partito Costituzionale Democratico risiedono nel ripristino del costituzionalismo. Affermare che non vi sia nulla di incostituzionale nella legislazione sulla sicurezza significa negare i principi fondanti del partito”.
In politica interna, Masahiko Shibayama, presidente della federazione di Saitama del PLD, ha riconosciuto che il segretario generale della stessa, Itsuo Koyano, ha sottratto 27,94 milioni di yen dalle casse della federazione. Il partito sta valutando se portare in tribunale il proprio iscritto, il quale è anche membro della locale assemblea prefettizia.
In casa Nippon Ishin no Kai, secondo quanto pubblicato dal periodico comunista Akahata, almeno 20 persone, e tra queste il copresidente del partito, Fumitake Fujita, avrebbero ricevuto donazioni, per almeno 7 milioni di yen, dall’ex senatore Akira Ishii, già incriminato con l’accusa di aver frodato 8,3 milioni di yen assumendo come collaboratore un suo parente che non avrebbe mai effettivamente lavorato per la segreteria del parlamentare.
Inoltre, secondo quanto pubblicato dal periodico comunista, il segretario di Fujita era anche direttore di ReConnect, società con sede ad Hyogo, e riceveva da questa uno stipendio da 7,2 milioni di yen. La società avrebbe ricevuto, tra il 2017 ed il 2022, circa 21 milioni di yen dalla segreteria di Fujita (ed il 94% di questi provenivano da fondi pubblici). Fujita, sulla rete sociale “X”, si è difeso sostenendo la legittimità di quanto fatto.
Circa le ultime elezioni che hanno portato al rinnovo della Camera dei Consiglieri, mercoledì scorso, nell’ambito delle numerose cause avviate da gruppi di legali in giro per l’Arcipelago, la sezione di Kanazawa dell’Alta Corte di Nagoya ha accolto parzialmente un ricorso sentenziando che le consultazioni si sono svolte in un “stato di incostituzionalità” a causa della disparità voti-seggi. Il tribunale ha però rigettato la richiesta dei ricorrenti di annullare il voto.
Il 24 ottobre, l’Alta Corte di Osaka aveva emesso una sentenza di segno opposto a quella di Kanazawa.
Frattanto, lo scorso sabato, la premier ha smentito le voci che la vorrebbero intenzionata a sciogliere la Camera dei Rappresentanti così da giungere a nuove elezioni che possano, in virtù del momento di grazia del quale sta godendo il nuovo esecutivo, portare il PLD a riottenere la maggioranza nel secondo ramo del parlamento.
In ambito sociale, il 24 ottobre, il Ministero della Salute, Lavoro e Welfare ha pubblicato il libro bianco sulle misure per il contrasto al suicidio contenente i dati degli eventi occorsi lo scorso anno.
Per il quinto anno di seguito, nella fascia d’età 15-29 anni, il numero di suicidi ha superato quota 3.000. Per la precisione sono stati riportati 3.125 casi: 1859 uomini e 1.266 donne.
Rimanendo in questo campo, lo scorso 28 ottobre, in 1.400 hanno manifestato a Tokyo convocati dai gruppi civici usciti vincitori in un recente pronunciamento della Corte Suprema che ha dichiarato illegali le riduzioni dei sussidi destinati al welfare. I manifestanti chiedono, con l’appoggio delle opposizioni progressiste, risarcimenti per i tagli operati in passato.
Nella sanità, secondo quanto reso noto dal Ministero competente, nell’anno fiscale 2024, è cresciuto il numero di ospedali con deficit. Se nel 2023, gli ospedali con i bilanci in rosso erano il 41,5% del totale, l’anno successivo la percentuale è cresciuta al 49,4%.
Tra le strutture senza posti letto, si è passati da un deficit che coinvolgeva il 25,4% nel 2023 al 34,4% nel 2024 mentre tra quelle con posti letto dal 38,9% al 40,8%.
Contro i tagli alla sanità, a Tokyo, lo scorso 30 ottobre, in oltre 500 hanno manifestato convocati da Hodanren, la Federazione nazionale dei medici che operano nel sistema dell’assicurazione sanitaria. Nel corso della conferenza, è stato messo in luce come molte piccole comunità stanno già oggi soffrendo per i tagli con interi paesi privati della presenza di strutture mediche.
“L’assistenza medica locale è al limite. Se si continua così, crollerà” ha affermato Tomoo Takeda, numero uno di Hodanren.
“I fondi accantonati per prepararsi alla guerra dovrebbero essere utilizzati immediatamente per migliorare l’assistenza sociale” ha sostenuto Kohei Terayama, vicesegretario della Federazione giapponese delle istituzioni mediche democratiche, realtà che ha chiesto di cancellare in toto il progettato taglio alla sanità da 4.000 miliardi di yen proposto da PLD, PdI e Nuovo Komeito.
Secondo una ricerca pubblicata dal periodico comunista Akahata, 577 comuni, il 33,2% del totale, hanno già deciso di aumentare, per la quota di propria competenza, i premi dell’assicurazione sanitaria pubblica. In 566 casi, gli aumenti hanno riguardo anche le famiglie mononucleari con redditi annui inferiori ai 2,4 milioni di yen.
Frattanto, lo scorso 31 ottobre, l’esecutivo ha emanato un decreto che introduce, a partire dal primo aprile del prossimo anno, la custodia congiunta dei bambini per le coppie che divorziano.
Nell’istruzione,secondo una ricerca condotta, ottenendo risposte da 293 scuole, dall’associazione Rete Tokokyohi-Futoko o Kangaeru Zenkoku (rete nazionale per l’attenzione sul rifiuto della scuola e la non frequenza), circa l’80% degli insegnanti di elementari e medie inferiori ha sostenuto di non disporre del tempo necessario per seguire gli studenti che hanno smesso di frequentare la scuola.
Circa il livello di difficoltà nel dedicarsi ai rapporti con studenti e famiglie, l’86,3% dei docenti ne ha indicato “molta” o “abbastanza”.
Sul tempo che gli insegnanti hanno a disposizione per parlare con gli studenti fuori dalla lezione, il 42,5% ha indicato “10 minuti o meno”, il 19,6% “tra 10 e 20 minuti” ed il 16,8% “tra 20 e 30 minuti”.
In economia, l’esecutivo ha lasciato invariate, nel rapporto economico per il mese di ottobre pubblicato mercoledì, le prospettive per il futuro reputando, quindi, che l’economia sta “recuperando immediatamente”. Purtuttavia, a causa dei dazi statunitensi, il rapporto mette in guardia circa i rischi di contrazione, in particolare per il settore dell’auto, che tali misure certamente renderanno fatti.
Giovedì, intanto, al termine della due giorni del proprio tavolo direttivo, la Banca del Giappone ha lasciato invariati, allo 0,5%, i tassi di interesse. Subito dopo il tavolo, lo yen si è leggermente deprezzato sul dollaro attestandosi a quota 153.
Sul lavoro, i dati di settembre hanno mostrato un tasso di disoccupazione pari al 2,6%: lo stesso livello di agosto. In termini assoluti, il numero di persone prive di occupazione è cresciuto di 20.000 unità rispetto ad agosto (+1,1%) per 1.810.000 persone mentre gli occupati erano 68.340.000 e cioè lo 0,4% in più rispetto al mese precedente.
Invariata anche la disponibilità di posti di lavoro che si è attestata ad 1,20 e ciò significa che per ogni 100 cercatori di lavoro erano disponibili 120 posti.
Circa l’inflazione, maggioranza ed opposizione hanno raggiunto, lo scorso 29 ottobre, un accordo di massima circa il taglio, entro quest’anno, dell’accisa sulla benzina. L’imposta è pari a 25,1 yen al litro e la sua abolizione poterà a mancati introiti per circa 1.500 miliardi di yen.
Due giorno dopo, invece, il Partito Costituzionale Democratico ha presentato, presso la Camera bassa della Dieta, una proposta di legge per l’abolizione per gli alimenti della tassa sui consumi. Soltanto ad ottobre, sono aumentati i prezzi di oltre 3.000 prodotti alimentari.
Chiudendo con l’auto, le vendite di Toyota Motor nei primi sei mesi dell’anno fiscale corrente sono aumentate del 4,7% (5.267.216 vetture) rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente in virtù delle vendite di veicoli ibridi sul mercato nordamericano (+11,3% per 1.295.606 vetture) e cinese (+5,5% e 914.342 veicoli). Calate, dell0 0,4% per 713.967 veicoli, le vendite nel Sol Levante.
Nello stesso periodo, la produzione è cresciuta del 6% per complessivi 4.985.122 veicoli dei quali 1.585.622 prodotti nell’Arcipelago.
(con informazioni di yna.co.kr; global.toyota; cdp-japan.jp; jcp.or.jp; mainichi.jp)

